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Authors

Guido Liguori

Abstract

Il presente contributo indaga la presenza della famiglia di lemmi subalterno/i nell’opera di Gramsci, con particolare riferimento alle opere del carcere. Il lemma, che deriva dal lessico militare, largamente diffuso nella riflessione politica e giornalistica italiana dopo la Prima guerra mondiale e che ha in Gramsci molte e notissime esemplificazioni, appare prima come aggettivo, divenendo in seguito sostantivo. Esso designa sia le classi più marginali, sia il blocco di forze raccolte intorno alla “classe fondamentale” rivoluzionaria, la classe operaia, che è in lotta per l’egemonia, almeno potenzialmente. Questa ambivalenza semantica non è priva di problemi, ma è probabilmente anche alla base della odierna fortuna del termine. In Gramsci inoltre il lemma (o la famiglia di lemmi) subisce ulteriori allargamenti di significato, passando a designare – col progredire della riflessione carceraria – non solo le classi o i gruppi sociali, ma anche gli individui e le caratteristiche del loro essere in relazione con gli altri. E comprendendo sempre più caratteristiche culturali e non solo sociali o socioculturali, quasi sempre con significato prettamente negativo a pronte del polo positivo “egemone/egemonico”.

This contribution investigates the presence in Gramsci’s work of the family of terms relating to “subaltern”, with particular attention being paid to the prison writings. The term itself, of military origin, was widespread in political and journalistic reflections before the First World War; there are numerous very well-known examples of its use in Gramsci, first as an adjective, and then as a noun. It designates both the most marginal classes and the bloc of forces grouped around the “fundamental” revolutionary class, namely the working class, which at least potentially struggles for hegemony. The semantic ambivalence is not without its problems, but this probably lies at the base of the term’s current popularity. In Gramsci, moreover, the term (or family of terms) undergoes further expansions in meaning, passing on to designate – during his ongoing prison reflections – not only classes and social groups, but also individuals and the characteristics of their being in relation to others. And in including ever more cultural and not just social or socio-cultural characteristics, it almost always has a clearly negative meaning when compared with the positive “hegemonic” pole

Abstract Format

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